“Champagne, s’il vous plaît “

“Champagne, s’il vous plaît ” è una frase semplice ma fortemente evocativa.

Non esiste altro vino con cui ci si può permettere tale arrogante e sfrontata leggerezza.

Basta pronunciare la parola: “Champagne”, et voilà, ci si è dati un tono.

Ostentazione ? Status ? Rivalsa ? Chi lo sa ma fateci caso a cosa crea quella piccola parola se pronunciata in un qualsiasi locale.

L’aura che avvolge come una nuvola il richiedente, deposita nell’aria una sensazione di piacevolezza e predisposizione da parte di chi raccoglie la vostra richiesta. 

Improvvisamente, impercettibilmente, qualcosa cambia e si spalancano le porte di un mondo leggermente diverso.

Averlo detto ti pone in una situazione mentale di lieve predominanza, la metaforica cifosi vertebrale improvvisamente scompare e il mondo resta in trepidante attesa per almeno una frazione di secondo.

Ed mentre il barman (o sommelier, o chicchessia..) sta per sciorinarvi l’elenco delle possibilità, viene il bello. 

Perchè se è stato tanto facile entrare enfaticamente baldanzosi nel terreno dello Champagne, ora bisogna saper porre sapientemente i piedi in un potenziale campo minato .

Il rischio di finire dalle stelle alle stalle è in agguato. 

Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, ve lo dico chiaramente, lo Champagne è un vino diverso da tutti gli altri, e quindi occorre dedicargli particolari attenzioni .

Se l’obiettivo era solo attirare l’attenzione su di se, allora qualsiasi proposta ci potrà fare il nostro mescitore andrà bene e, con innata leggerezza punteremo l’indice su una maison a caso snobbando con nonchalance quelle “troppo commerciali”.

Ma se vogliamo realmente bere qualcosa che ci soddisfi dobbiamo conoscere o farci aiutare nella scelta da qualcuno che realmente abbia confidenza con questo prodotto .

Bere uno Champagne e capirlo non è affar da poco, perchè a differenza di altri vini le sfaccettature che permeano il tessuto interno ed esterno sono molteplici e assai variabili.

Ogni denominazione d’origine è una conseguenza di un processo geologico profondo e, pur essendo originariamente diretta discendente della sua superficie, è la sapiente mano dell’uomo, radicato nel giusto tessuto sociale che ne determina le fortune evolutive.

Il vino è da sempre la risultante di un complesso gioco di equilibri in continua evoluzione, tra epoche storiche, natura e tradizioni di un determinato luogo.

Il vigneron è il deus ex machina che custodisce, percepisce e trasforma in ottica imprenditoriale le sue terre basandosi, a volte, anche su azzardi visionari. 

Degustare è complesso, perchè non basta vedere un colore, sentire un odore, percepire un gusto e collezionare informazioni leggendo qua e la.

Degustare significa conoscere, e per conoscere ci va tempo, pazienza, capacità e volontà.

Ogni vino ha miriadi di variabili e ci deve porre di fronte ad esso con un’atteggiamento di curiosità, aperto, elastico perchè spesso ci si trova di fronte a gusti e sensazioni che sono antitetiche a quelle che ci saremmo aspettati. 

Lo Champagne è la palestra perfetta, e ti impedisce ad avere atteggiamenti dogmatici.

Nulla deve essere dato per scontato perchè l’imprevedibilità ne è la regola. Bisogna essere pronti a capire ed accettare le eccezioni, aperti con rispetto verso un ignoto fatto di produttori, annate, cuvèe, sboccature, e via dicendo.

I piccoli particolari creano grandi differenze a partire dai comuni di provenienza.

Le tipologie di vitigni (Chardonnay, Pinot Noir, Meunier, ed altre uve minori), che siano in purezza o in assemblaggi variabili a seconda delle volte.

Le tipologie di vinificazione (uso di lieviti selezionati o meno) in bianco o in rosè (da assemblaggio o seignèe), l’uso del legno o meno e se si, in che percentuale e capacità.

Malolattiche svolte totalmente, in parte oppure mai; date e tipologie del Tiraggio (fine inverno o primavera avanzata) co tappo corona o sughero (raro).

 Tempi di permanenza sulle fecce dopo la presa di spuma (definiamo almeno tre anni se vogliamo una cuvèe di buon livello per arrivare fino a dove la visione del vigneron vuole spingersi nei decenni).

La scelta delle annate (millesimato, multivintage, solera e altre varianti intermedie) e l’eventuale utilizzo di vini di riserva (con percentuali che variano di Champagne in Champagne e di anno in anno, in base a strategie interne a ogni Maison).

La data del dégorgement (che ha profonda rilevanza sull’espressione evolutiva del vino).

Le sboccatura tardive (D.T. degorgemènt tardif.) o Gli RD (Rècemment Dègorgè), Le Collection e Le Plenitude.

Insomma c’è da perdersi .

Certo, sappiamo bene che esistono anche tantissimi Champagne banali e “costruiti” su standard seriali che non hanno granchè da offrire a qualunque stadio evolutivo (ed è meglio non attardarsi troppo per consumarli) ma non è questo l’argomento a cui dedicare interesse. 

Ma ora stiamo parlando di quelli diversi, buoni, realizzati per dare soddisfazione.

Essi sono stati concepiti per un pubblico di appassionato ed elaborati preservando il terroir, nelle sue sfaccettate contraddizioni.

Essi contengono al loro interno un calidoscopio fine, sofisticato, complesso ed inarrivabile per qualsiasi altro metodo classico (seppur molto buono) prodotto in giro per il mondo.

Il Grande Champagne è mutevole, camaleontico ed, a volte, ti trae in inganno.

Anche se percepisci cosa potresti aspettarti ti spiazza perchè offre nuovi spunti di discussione, sfoggiando coratteristiche a volte aggressive ed altre suadenti.

E’ una materia viva, che evolve e muta a seconda dei tempi e dei momenti in cui si assapora, a volte ammicca ma altre stordisce, colpendo violentemente i nostri sensi.

In ogni caso è pur sempre un qualcosa di vitale, grazie anche alle acidità fornite dalla sua particolare e severa latitudine produttiva situata al limite settentrionale per quanto riguarda la produzione della vite (Reims si trova a 49,5° di latitudine nord, Bàr-sur-Seine a 48°) edil sole relativamente mite permette maturazioni graduali .

L’acidità, insieme al contributo del gesso (elemento che nobilita e distingue determinate zone) che dona sapidità e mineralità tipiche, ben supportate da una giusta dose di anidride carbonica danno vita ad un ventaglio gustativo ampio, scintillante, agrumato saporito e, decisamente vivo ed energico e caldo.

Questo calore non è fornito dall’alcol, che si attesta su valori bassi, ma, paradossalmente dalla potente energia dei suoi elementi più “duri”: gli acidi, i sali minerali e il diossido di carbonio.

La combinazione crea dinamicità e le bollicine offrono allo Champagne un effetto vibrante tale da creare una sensazione tattile di “Calore” (effetto pseudocalorico) maggiore che in altri vini. 

L’evoluzione gustativa espressa al contatto con l’aria è un altro grande tratto distintivo dei grandi Champagne che tendono a mutare dopo la stappatura.

Sono fuorvianti, mutevoli e spesso offrono visioni gustative enormi anche dopo molti anni dalla sboccatura. 

Nulla è mai come sembra perchè il tempo agisce, influisce e determina variazioni potenti .

Il grande Champagne è un’esperienza che mai si può dire uguale a se stessa ma sicuramente ha caratteristiche evolutive, talvolta ossidative ma con potenziali di conservazione notevoli.

Col tempo qualcosa perderà (il perlage…), qualcosa muterà (i sentori evolutivi floreali e fruttati), ma qualcos’altro emergerà .

In fondo il termine di paragone perfetto può essere la natura stessa dell’essere umano, in gioventù fresco, vibrante, spumeggiante e, col tempo riflessivo, evoluto ma ancora assai affascinante.

C’e’ bisogno di tempo per capire, evolvere ed esprimere le proprie caratteristiche appieno e per troppi tempo si è pensato che dopo il dégorgement uno Champagne fosse destinato a decadere velocemente.

Il grande champagne può essere buonissimo tre mesi o trent’anni dopo la sua uscita sul mercato, perchè in fondo dipende sempre da cosa noi stiamo cercando e quanta capacità abbiamo per comprenderlo.

Per concludere vi lascio un bell’aforisma (che vale anche per gli uomini) di Bette Davis: “Prima o poi arriverà nella vita di ogni donna un momento in cui l’unica cosa che può essere d’aiuto è una coppa di champagne”. 

A presto

Maurizio Marchisio

Maurizio Marchisio

Da circa vent’anni frequento quotidianamente Il mondo del Food & Beverage anche sotto forma di lavoro ed ogni volta che mangio, bevo, viaggio o cucino diventa automatico confrontare, curiosare, sperimentare, perchè è più forte di me provare ad immettere nel caos ordinato che alberga nella mia testa l’infinità di stimoli cognitivi e culturali che mi fornisce questo variegato ed incoerente mondo enogastronomico.

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