Campari : i 100 anni del Negroni e la villa Miliardaria

Oggi vi racconto due Storie che hanno avuto come comune denominatore il Campari .

Nella prima, siamo a Firenze nel 1919 postbellico all’angolo tra via Tornabuoni e via della Spada ed all’interno del Caffè Casoni sta per essere creato un Cocktail che entrerà nel mito. 

Forse i protagonisti non ne erano così consapevoli ma la leggenda del Negroninacque dall’idea geniale dell’illustre Conte Camillo Negroni, il quale, per dare una sferzata di energia al suo cocktail preferito, l’Americano, chiese di sostituire il seltz con un tocco di gin, in onore dei suoi ultimi viaggi londinesi.

Il cocktail fu creato dal barista Fosco Scarselli, che al posto della solita fettina di limone, ne mise una di arancia e da quel momento, tutti i frequentatori del locale iniziarono a ordinare un “Negroni”. 

Fu anche grazie alla grande fama che accompagnava il Conte Camillo a quell’epoca, che la notizia del “Negroni” si diffuse rapidamente a partire dalla Toscana, per approdare ovunque nel mondo.

Il Negroni, bevanda miscelata di colore rosso acceso in controluce con una fetta di arancia ha compiuto i 100 anni ed in suo onore, a Firenze, è stata affissa proprio sul muro del caffè che ospitò il leggendario momento in cui il Conte dette le indicazioni al barista per questa ricetta.

La seconda parte della storia ha per protagonista una proprietà immobiliare di enorme pregio che ha avuto molte vite e proprietari illustri.

È stata la residenza del re del Belgio prima e dei fondatori del marchio Grand Marnier poi ed è entrata nell’orbita del gruppo Campari con l’acquisto di Grand Marnier nel 2016.

L’accordo coi venditori del marchio di liquore francese, la famiglia Marnier-Lapostolle, prevedeva di metterla subito in vendita ma da qui a riuscire a trovare un acquirente ci è voluto un po’ di tempo.

Tre anni dopo, la maestosa villa Les Cèdres, a Saint-Jean-Cap-Ferrat, in Costa Azzurra, ha trovato un privato disposto ad acquistare quella che a lungo è stata definita la villa più costosa del mondo e che, non a caso, sorge in quella che è definita la “Baia dei Miliardari”.

La storia racconta che fu costruita nel 1830, e successivamente fu acquisita da David-Désiré Pollonais nel 1850, quando divenne sindaco di Villefranche-sur-Mer. 

Furono gli eredi a venderla nel 1904 al re del Belgio Leopoldo II, Il quale viveva a Monaco ma necessitava di un luogo dove incontrare la sua amante, Blanche Zélie Joséphine Delacroix, detta «Très Belle». 

La donna venne fatta in seguito baronessa di Vaughan e il re la sposò il 14 dicembre 1909, tre giorni prima di morire. 

Per lei trasformò la residenza, abbellendola ed ampliandola fino a raggiungere i 18.000 metri quadrati. 

La proprietà circostante, di circa 14 ettari, divenne un parco botanico tutt’ora molto importante in cui vengono conservate 20mila specie di piante. 

Nel 1924 Les Cèdres passò alla famiglia di industriali Marnier-Lapostolle, che la conservò fino al 2016.

In base all’accordo preliminare la villa è in vendita a 200 milioni (80 a Campari ed il resto alla famiglia Marnier-Lapostolle) .

La conclusione della transazione è attesa entro il 31 ottobre e risulta soggetta a certe condizioni sospensive.

Due conti sul valore reale della tenuta in Francia li hanno fatti ed il quotidiano Nice-Matin ha stimato il valore reale della proprietà (che conta 10 camere, un salone delle feste e un giardino d’inverno) 1 miliardo di euro. 

Le Figaro, invece, aveva parlato di una somma compresa tra i 300 e i 500 milioni di euro, mentre nel 2017 Bloomberg valutava la villa attorno ai 350 milioni di euro.

Dopo la vendita, la villa è destinata a essere utilizzata per uso privato ma resta ancora segreto il nome dell’acquirente.

Sicuramente, vista la concomitanza storica, è bello pensare che il brindisi dell’accordo sia stato fatto con un Negroni.

A presto

Maurizio Marchisio

Maurizio Marchisio

Da circa vent’anni frequento quotidianamente Il mondo del Food & Beverage anche sotto forma di lavoro ed ogni volta che mangio, bevo, viaggio o cucino diventa automatico confrontare, curiosare, sperimentare, perchè è più forte di me provare ad immettere nel caos ordinato che alberga nella mia testa l’infinità di stimoli cognitivi e culturali che mi fornisce questo variegato ed incoerente mondo enogastronomico.

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