Storie di “Gin” – Prima Parte

Storie di Gin – Prima parte

Il Gin, come qualsiasi altro grande distillato è “un mondo” complesso, variegato e decisamente ampio.

Come ogni mondo ha le sue sfaccettate versioni e vive e si nutre di arte, cultura e grandi capacità creando innumerevoli storie al riguardo.

Andiamo per gradi partendo dalla definizione che già di per se non specifica bene proprio tutto perchè  :

il Gin è un distillato con infusione di botaniche tra le quali il ginepro deve essere presente in percentuale maggiore delle altre e con una gradazione alcolica minima del 37,5%.

Da qui già si può capire bene perchè l’ho definito un mondo, tecnicamente parlando Si capisce che il margine è molto ampio.

Se nella maggior parte dei casi la base alcolica è di grano, non significa che non possa essere anche ricavata dalla fermentazione di qualsiasi altra cosa visto che  le tecniche di distillazione sono molteplici e tutte egualmente valide.

Per quanto riguarda i metodi di infusione o macerazione; a parte il ginepro che è essenziale, si può utilizzare qualunque altra botanica (sappiamo che esistono gin con l’aragosta, con le formiche rosse e via dicendo) e il numero di esse può variare enormemente passando dal solo Ginepro ad oltre cinquanta botaniche diverse.

Insomma c’e’ da perdersi, ma proviamo a fare chiarezza partendo dall’inizio, ovvero dalla storia :

Il ginè nato in Olandae fu solo nel XVII secolo, durante la Guerra dei Trent’anni, che gli inglesi conobbero questo distillato,

Il gin divenne popolare in Inghilterra intorno al 1688, quando Guglielmo d’Orange salì al trono e portò con sé “l’acqua aromatizzata” dall’Olanda.

L’eccessivo consumo di alcol nella terra Albione creò enormi problemi sociali.

In un epoca cupa e violenta non esisteva “Masterchef ” e la guida “Michelin” non era nemmeno lontanamente contemplata, per cui restavano delle lerce locande per bere e mangiare.

l’impennarsi dei consumi di gin (ed altri scadentissimi alcolici) favori il mercato e, per la prima volta, venne concesso alle donne di bere insieme agli uomini per cui “la bevanda al ginepro” si guadagnò l’appellativo di “Mother’s Ruin”, la rovina delle madri, perché si credeva che questa nuova abitudine delle signore potesse portare le madri a trascurare i propri figli e condurle alla leggerezza di costumi sotto gli effetti dell’alcol.

Chiaramente, la situazione sfuggì di mano al popolo perchè  il gin era economico, aiutava a riscaldare le pance vuote per la fame e leniva in parte i dolori di una vita dura e brutale.

Nel 1730, a Londra si potevano trovare circa 7mila negozi di gin.

La versione inglese del distillato era molto più potente di quella olandese perché conteneva decisamente più additivi tossici e veniva miscelato con trementina e acido solforico, ovvero due agenti con caratteristiche chiaramente fatali per l’organismo umano.

Il picco venne toccato nel 1743 quando il consumo procapite in Inghilterra arrivò fino a 10 litri di gin all’anno, ma il dato preoccupante era che il consumo si stava diffondendo anche tra i minori, tanto che il tasso di mortalità di Londra in quegli anni superò quello di natalità.

In quegli anni una parte del salario degli operai veniva corrisposta in liquore e le conseguenze furono disastrose: l’incremento dell’alcolismo raggiunse livelli molto pericolosi per l’ordine pubblico.

Vista la piega presa dagli eventi il Parlamento britannico intervenne con una serie di leggi note come Gin Acts  emanate tra il 1729 e il 1751 con l’obiettivo di ridurre il consumo di gin nel paese.

L’immagine rappresenta “Gin Lane”  un’incisione satirica dell’artista William Hogarth, realizzata a sostegno del Gin Act del 1751.

Il primo ministro dell’epoca Robert Walpole innalzò la tassa di distillazione per arginare la produzione e il consumo del liquore.

I londinesi si riversarono nelle strade della città cantando “no gin, no king”in segno di protesta.

Fu solo dopo a partire dal 1751 che la mania del gin cominciò a diminuire grazie alla prorompente nuova moda del tè, decisamente più salutare.

Ma fortunatamente il Gin seppe rialzarsi in un modo assai curioso e  fu usato, per la prima volta, in abbinamento al chinino contro la Malaria

I coloni britannici che occuparono il continente indiano intorno al 1800 dovettero fronteggiare un nuovo nemico a loro sconosciuto, la malaria, che rischiò di decimare l’esercito britannico d’istanza nel Paese.

La malattia quasi letale era veicolata attraverso la puntura delle zanzare.

I medici per fronteggiare ai primi decessi dei coloni ricorsero al chinino, una pianta di origine sudamericana dalle proprietà terapeutiche.

Il chinino antimalarico, derivato dalla corteccia degli alberi di Cinchona, era efficace ma dal gusto orribile. Così i soldati lo mischiarono con zucchero e aggiunsero del gin per smorzare l’intensa amarezza.

E fu così che nacque il gin tonic, uno dei cocktail più apprezzati.

God Save The Gin

A presto per la seconda parte di Storie di Gin

Maurizio Marchisio

Maurizio Marchisio

Da circa vent’anni frequento quotidianamente Il mondo del Food & Beverage anche sotto forma di lavoro ed ogni volta che mangio, bevo, viaggio o cucino diventa automatico confrontare, curiosare, sperimentare, perchè è più forte di me provare ad immettere nel caos ordinato che alberga nella mia testa l’infinità di stimoli cognitivi e culturali che mi fornisce questo variegato ed incoerente mondo enogastronomico.

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