“Il vino lo sceglie lui”: ma è realmente in grado di farlo?

“Il vino lo sceglie lui”… Quasi tutte le volte che mi trovo a tavola o in un enoteca con altre persone mi ritrovo a sentire questa frase, che può sembrare gratificante ma al contempo porta con se un bella responsabilità.

Ovviamente  non mi sento in lizza per il nobel della pace ne tantomeno trepido d’ansia come se stessero per consegnarmi un Oscar ma, una certa qual aura di affascinante presa di coscienza queste cinque parole la portano con se.

Potrebbe sembrare una scelta banalmente facile, ma fidatevi, non lo è perché per rispettarla bisogna cercare sempre di provare a capire i gusti e le priorità di chi berrà con voi.

Chi ti demanda la possibilità di scelta ti identifica in un ruolo derivato da molteplici fattori che possono essere legati a capacità, esperienza, professionalità ma anche solo semplicemente ad egocentrismo.

Personalmente so di averne le capacità, ma so anche bene che sovente ci si deve calare in un gioco assai complesso, dove bisogna avere notevoli doti di equilibrismo per poter soddisfare una platea di palati ampli, variegati e di cui spesso non si conosce nulla.

Frequentemente, l’idea che il pubblico ha di un vino (o un cibo) ed il gusto di che poi si ritrova effettivamente in bocca rivelano decise discrepanze e ci si rende conto che il pensiero non corrisponde affatto alla realtà.

Non è raro che ciò che si pensa di ricordare di un cibo o di un vino non corrispondano perfettamente alla realtà del momento in cui lo si riassaggia ed esistono molti aspetti che possono aver contribuito al cambiamento.

Annata, evoluzione del prodotto, abbinamento con piatti diversi ed il nostro palato che lo percepisce in modo differente, … potrei citarne ancora molti altri ma il punto è che lo stesso abbinamento in condizioni e momenti diversi ci fornisce risultati potenzialmente molto differenti.

Essere un bel mix di psicologi e camaleontici alchimisti può favorire a trovare il modo giusto per mantenere la bilancia in equilibrio per tutti.

Non è affatto semplice perchè non tutti hanno la stessa preparazione, gusto e capacità di abbinamento tra palato e testa ma evidentemente il ruolo del professionista (in qualsiasi campo) è proprio questo, ovvero cercare soluzioni ottimali a problemi differenti sfruttando la proprie esperienze e capacità.

E in ogni caso ricordatevi che se la carta dei vini vi crea troppi dubbi, potete sempre scegliere di bere birra e lasciare il problema agli altri …

Il brano di oggi è : Because the Night – Patty Smith Group (Easter – 1978)

 

A presto

Maurizio Marchisio

 

Maurizio Marchisio

Da circa vent’anni frequento quotidianamente Il mondo del Food & Beverage anche sotto forma di lavoro ed ogni volta che mangio, bevo, viaggio o cucino diventa automatico confrontare, curiosare, sperimentare, perchè è più forte di me provare ad immettere nel caos ordinato che alberga nella mia testa l’infinità di stimoli cognitivi e culturali che mi fornisce questo variegato ed incoerente mondo enogastronomico.

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