Il dolore passerà, ma nulla sarà più come prima…

Quando si parla di dolore, “passerà” è forse uno dei termini in uso più ricorrenti.

Lo dicono tutti a chi sta soffrendo, va bene per ogni occasione e per tutte le tipologie di dolore a prescinderne dall’origine fisica o emotiva, il “Passerà” è trasversale.

E’ facile da dire, non segue le mode, serve sempre ad instillare teorica fiducia nel malcapitato, e diciamocela tutta, in fondo se poi non passa, eh va beh, almeno gliel’ho detto .

Si, passerà, prima o poi probabilmente, ma a questo punto entra in campo il contorno, ovvero il contesto fisico, psicologico e culturale in cui si sviluppa il dolore.

Tutti indistintamente lo abbiamo provato nella vita, ma la percezione del dolore è mutevole e dannatamente soggettiva.

Se è fisico è spesso riconducibile a qualcosa di tangibile, solido, magari non sempre visibile ma tendenzialmente spesso  circoscrivibile e, più o meno, controllabile.

Ma  il problema vero nasce quando entra in gioco la mente e le sue simpatiche sinergie con il cuore e le emozioni.

E allora, da quel punto in poi tutto si complica, perché non è che questo bel trio ti stia proprio molto ad ascoltare.

Il dolore è subdolo perché si insinua in profondità nelle pieghe della mente e dell’anima e da li, inizia a tessere la sua tela.

E’ difficile da espugnare, perché non segue la nostra logica.

Non puoi mettertici a discutere e dire, “ok, va bene, hai comandato tu per un pò ma ora basta”, non funziona così.

Non so se esiste una vera ricetta per superarlo, ma credo che, forse, se si trova il modo di fregarlo, ingannandolo, una possibilità di batterlo ce l’abbiamo.

Ovviamente, questo mio pensiero, non ha nessun fondamento logico ne medico, ma è solo dato dalla considerazione di una persona (me) che di dolore ne ha visto e subito abbastanza per esserne già un po’ stufo.

Tra lutti, fratture,interventi ed alcune pesantissime devastazioni sentimentali, mi arrogo un mezzo diritto di esperto nel campo del subirlo, per cui ecco la mia ricetta da alchimista della Domenica.

In questo periodo è ancora in fase sperimentale perché la sto testando su di me, e non sono del tutto consapevole circa la sua reale efficacia, ma da buon imbonitore, provo a propinarvela comunque.

Do per assodato il fatto che siamo tutti passati attraverso i pianti struggenti, disperati ed inconsolabili, dove una canzone, un profumo o un piatto hanno il potere di riportarci in una frazione di secondo al disastro emotivo.

Ma proprio quando stiamo pensando che non ne usciremo mai, è li che dobbiamo andare a cercare lo spiraglio.

Nel mio caso la possibilità di intravedere una via di fuga è stato scrivere, e sinceramente, spero continui ad esserlo anche stavolta.

Scrivere mi sta facendo concentrare e mi ha permesso di accettarlo lasciandomi attraversare come se fosse una lentissima scarica elettrica, ma al contempo  incanalandolo in qualcosa di positivo.

Scrivendo provo a comprenderlo per riuscire ad esorcizzarlo e, piano piano, intravedo una vaga possibilità di sopravvivenza.

Perché in fondo si tratta proprio di questo, dobbiamo riuscire a sopravvivere quando sembra che il mondo abbia deciso di accanirsi su di noi, perché prima o poi se riusciamo a tenere duro, ci rialzeremo.

E’ una guerra senza quartiere in cui il dolore non è interessato a fare prigionieri, ma bisogna trovare un modo, uno stimolo, un abbraccio o una parola giusta che ci dia la forza di reagire e ci aiuti il tempo necessario a farci arrivare a dire :”No Cazzo, non è ancora finita, non vinci tu” .

Trovate un modo, quale che sia il vostro, ma lasciatevi attraversare dal dolore senza trattenerlo.

Farà malissimo e ci andrà del tempo, forse molto, ma alla fine ne uscirete, anche se tutto ciò avrà un prezzo magari molto alto.

Certamente vi cambierà segnandovi ed insegnandovi che nulla sarà più come prima, ma ci sarete ancora e, forse, le prossime volte sarete un po’ più preparati.

Il brano musicale di oggi è, per me, doloroso e struggente e vi consiglio di ascoltarlo a volume alto perché una voce del genere deve essere omaggiata dai decibel.

Volevo Scriverti da Tanto – Mina (Maeba – 2018)

 

A presto

Maurizio Marchisio

Maurizio Marchisio

Da circa vent’anni frequento quotidianamente Il mondo del Food & Beverage anche sotto forma di lavoro ed ogni volta che mangio, bevo, viaggio o cucino diventa automatico confrontare, curiosare, sperimentare, perchè è più forte di me provare ad immettere nel caos ordinato che alberga nella mia testa l’infinità di stimoli cognitivi e culturali che mi fornisce questo variegato ed incoerente mondo enogastronomico.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookLinkedIn

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.