Port Ellen – Il Santo Graal dei Whisky ?

Buongiorno, oggi faccio una digressione nel mondo dei Whisky.

I distillati in genere mi hanno sempre affascinato, ed anche se  negli ultimi anni mi sono addentrato nel mondo della vodka e del Gin, il whisky (soprattutto scozzese e preferibilmente di alcune distillerie di Islay) resta il mio primo grande amore.

Mondo complesso e difficile da delimitare, oggi sempre più si produce grande qualità in molte zone del mondo (es. Giappone), ma, va da se, che la storia sia nata e perdura sulla parte nord dell’antica Caledonia, ovvero, la Scozia.

Uno Scotch whisky, normalmente si identifica in due modi che tendenzialmente definiscono anche delle aree di produzione (ma non sempre è così): Blended o Single Malt.

Non sto qui a disquisire sul livello di qualità o a fare una lezione al riguardo ma, solitamente, quando si parla di un Single Malt si pensa alla massima espressione delle produzioni scozzesi.

Ci sono tante storie e tanti aneddoti al riguardo ma una sopra tutte mi ha da sempre ammaliato, ed è quella della distilleria Port Ellen sull’isola di Islay, e visto che le sue vicissitudini sono un pò articolate, cerco di condensarle al massimo.

Nata nel 1825, si sviluppò sotto la guida di John Ramsay dal 1833 al 1892, nel 1925 venne acquistata dalla Distillers Company Limited che la chiuse nel 1930, in seguito fu poi ricostruita tra il 1966 ed il ‘ 67 e nuovamente definitivamente chiusa e smantellata nel 1983.

Da allora esiste solo una malteria che rifornisce tutta l’isola di Islay in seguito ad un accordo del 1987, e tutta la struttura è di proprietà del Colosso DIAGEO.

Ma perchè Port Ellen, il cui prodotto per molti anni è stato usato come taglio nei Blended, è diventato oggetto di culto a livello mondiale tanto da far si che molte sue Release abbiano quotazioni che superano abbondantemente i 1000 € a bottiglia ?

Probabilmente i fattori sono molteplici : La zona con la sua tipicità (Iodio e Torba imperano), la tipologia di prodotto, la qualità (anche se si racconta che i dipendenti della distilleria, poco soddisfatti del malto prodotto, scambiassero le bottiglie ricevute in omaggio con quelle di Lagavulin o Caol Ila).

Non ultimo, ha giocato sicuramente il fatto che, dalla chiusura nel 1983, parti dello stock  restante nei magazzini, sia stato acquistato da diversi gruppi di imbottigliatori e trasformato in edizioni limitate di periodica uscita e, la Diageo, ha utilizzato parte delle scorte di Port Ellen in alcuni blend Famosi ( per esempio lo Scotch Whisky Johnnie Walker Blue Label King George V)

Senza ombra di dubbio, il concorrere di questi fattori ha lievitato le quotazioni e contribuito a creare il mito ma, ha anche fatto si che a 35 anni dalla chiusura della distilleria oramai il prodotto scarseggi drammaticamente, per cui, udite udite, entro il 2020 verrà riaperta (assieme alla distilleria di Brora, altra “grande” chiusa anch’essa nel 1983) .

Diageo investirà circa 40 milioni di euro nel progetto per ridare una sostenibilità in linea con i tempi ma preservando le tradizioni passate,  quindi tranquilli consumatori di Johnnie Walker King George…potrete continuare a berlo.

Cosa dirà il mercato di tutto ciò non è dato da sapere, ma sicuramente investire nelle bottiglie di Port Ellen pre riapertura continua ad essere una bella idea..

Per la parte musicale sono andato a cercare qualcosa di adeguato uscito nello stesso anno di chiusura della distilleria :1983. Musicalmente c’era un pò di tutto nel bene o nel male, ma questo mi pare possa abbinarsi bene.

E’ Britannico, forte, sapido e direi  turbato più che Torbato..ma credo ci stia alla grande :

Billy Idol – Rebel Yell (1983)

A presto

Maurizio Marchisio

Da circa vent’anni frequento quotidianamente Il mondo del Food & Beverage anche sotto forma di lavoro ed ogni volta che mangio, bevo, viaggio o cucino diventa automatico confrontare, curiosare, sperimentare, perchè è più forte di me provare ad immettere nel caos ordinato che alberga nella mia testa l’infinità di stimoli cognitivi e culturali che mi fornisce questo variegato ed incoerente mondo enogastronomico.

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