Lafite, Yquem, Petrus o Monfortino…Su chi Investo ?

E’ iniziato l’anno, definiamo i programmi e pianifichiamo le operazioni : per cui su cosa investo ?

E’ tutto un fervore di buoni propositi e suggestive fantasie, in perenne conflitto tra seguire testa o cuore dove comunque bisogna  riuscire a mantenere i piatti della bilancia in equilibrio.

Per capire dove investire le nostre risorse occorre settorializzare e diversificare il potenziale rischio, cercando di ridurlo al minimo, fermo restando che stiamo parlando di un settore complesso influenzato anche da variabili esterne.

Premesso che ogni appassionato di vini sognerebbe di svegliarsi un mattino con questo bel dilemma, la scelta perfetta non esiste, in quanto molto dipende dal capitale che può essere messo a disposizione per effettuare questo tipo di operazione, ma prima di andare oltre occorre dare alcune spiegazioni molto basilari ai neofiti.

Italia e Francia dal punto di vista vinicolo hanno delle assonanze e, senza nulla togliere ad altre spettacolari zone produttive dei rispettivi paesi si possono dividere in due categorie: la prima comprende zone dove il vino più emblematico è composto da una (o da disciplinare vitivinicolo possiamo dire anche “da grandissima prevalenza”) singola varietà di uva (Monovitigno) o più di una (Assemblaggio).

Per estenzione produttiva, parcellizzazione e similitudini varietali dei vitigni utilizzati si identificano questi due parallelismi :

zona di Bordeaux vs Toscana , con vitigni come Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc utilizzate in entrambe, abbinandoli alle varietà locali.

Borgogna vs Langhe, in questo caso entrambe con un vitigno rosso o bianco prevalente, e , per semplicità identifichiamo il Pinot nero (o lo Chardonnay sui bianchi) per i Francesi ed il Nebbiolo (Barolo o Barbaresco) per noi.

Sono piemontese, quindi per diritto di nascita il mio DNA ed il mio cuore sono ricchi di tannini del Nebbiolo, e non posso che andarlo sempre a cercare in tutti i vini che bevo, ma, avessi il giusto capitale a disposizione, darei la prevalenza ai “Maledetti Francesi” (chiaramente con la pronuncia dell’Ispettore Clouseau) perchè la storia e le rese economiche sono dalla loro parte.

Chiaramente bisogna scegliere l’annata giusta o decidere se investire nei Primeur delle varie Maison, perchè, in questo secondo caso, occorre aspettare un pò di più ma il valore può crescere ed anche molto.

Investire sui prodotti Francesi è una garanzia ma ha il suo costo se si scelgono solo i Grand Vin, per cui una percentuale la terrei per prodotti minori ma di assoluto valore e, chiaramente, sui prodotti italiani .

Per l’Italia, occore fare un discorso a se stante su quello che sta accadendo al pluripremiato Barolo Riserva Monfortino di Giacomo Conterno, prodotto in meno di 10000 bottiglie nell’annata 2010 (se viene prodotto, normalmente esce sul mercato dopo 7 anni dalla vendemmia), uscito a settembre ed andato praticamente esaurito quasi ovunque a valori di mercato folli di oltre 1000 € a bottiglia (dalla cantina viene venduto a 270 euro + iva ai distributori,ristoratori, enotecari vari che riescono ad averlo).

Roberto Conterno (proprietario dell’azienda), parla di speculazione del mercato, ma è pur vero che la grande domanda in funzione della piccola offerta può innescare questo tipo di processo.

E, forse, viste le cifre investite da vari gruppi negli ultimi anni, per l’acquisizione di pezzi di storia dell’enologia italiana (es. Vietti..) e mondiale, farà bene alle Langhe ed al mondo avere un grande vino con un potenziale di longevità indefinibile (30,40,50 anni ed oltre) che vada a contrastare la forza e la Grandeur dei cugini d’oltralpe.

Ora tocca solo scegliere bene cosa mettere in cantina..

 

Credo che si possano fare molti giusti abbinamenti musicali per sostenere la storia e l’aura quasi austera di questi di questi grandi vini, quindi io scelgo l’abbinamento ignorante e gretto.

Pump  up the volume :

Paradise City, Guns N’ Roses (Appetite for Destructions, 1987) 

Au Revoir

 

Maurizio Marchisio

Da circa vent’anni frequento quotidianamente Il mondo del Food & Beverage anche sotto forma di lavoro ed ogni volta che mangio, bevo, viaggio o cucino diventa automatico confrontare, curiosare, sperimentare, perchè è più forte di me provare ad immettere nel caos ordinato che alberga nella mia testa l’infinità di stimoli cognitivi e culturali che mi fornisce questo variegato ed incoerente mondo enogastronomico.

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