Vino : Investire in 60 anni di crescita continua

Buongiorno,

eccoci qua a parlare di vino, un settore in cui molti spendono ma decisamente meno investono.

Al pari di beni rifugio come oro, pietre preziose ed opere d’arte, è da considerarsi un investimento alternativo ai mercati finanziari ed, ovviamente, al mattone.

Per entrare un pò nei numeri, che in fondo non mentono e costituiscono l’unica vera discriminante di scelta, possiamo affermare che dagli anni cinquanta ad oggi i vini rari e pregiati hanno espresso un rendimento medio annuo del 15%.

Ciò significa che il mercato, in continuo sviluppo, evidenzia previsioni di crescita a medio-lungo termine piuttosto elevate a fronte di una bassa volatilità.

E’ doveroso a questo punto distinguere gli investitori in due macrocategorie che identificherei come Wine Lover e Wine Investor.

La prima riguarda gli appassionati, amanti del vino in se che vogliono costruirsi una cantina con pezzi importanti, sia per ottenere un guadagno ma, soprattutto, per avere a disposizione grandi bottiglie da stappare e, perchè no, da regalare.

Ma il “gioco” non finisce con l’acquisto del prodotto, infatti occorre anche una cantina con le adeguate condizioni di temperatura ed umidità per conservarlo al meglio (NON azzardatevi neanche lontanamente a pensare di esporlo sopra al focolare di casa o nel mobile della nonna che sta nel salone…).

Bella categoria, mi piace molto…

La seconda è meno poetica e bucolica, ma punta alla pura speculazione finanziaria indipendentemente dai gusti personali in fatto di etichette.

L’obiettivo è la resa economica e un esperto del settore può sicuramente consigliarvi su quali etichette ed annate puntare.

Ovviamente la forte domanda rapportata alla limitata offerta impone grande attenzione nella scelta ma le tendenze dell’indice di riferimento del settore (https://www.liv-ex.com) sono di assoluta crescita.

Per darvi un’idea di quanto valga il  “momento” attuale del vino in campo finanziario vi racconto cosa ha fatto alcuni giorni fa la famiglia Pinault (proprietaria della catena di vendita e produzione di beni di lusso PPR, Samsonite, Palazzo Grassi a Venezia, ecc..) tramite la sua Holding Artemis.

vino borgogna clos de tart

A sorpresa, spiazzando i rumors che parlavano di Fondi d’investimento o di non ben identificati compratori cinesi, i Pinault hanno acquistato il leggendario e di quasi millenaria storia, Clos de Tart in Borgogna per una cifra che si dice essere tra i 200 ed i 250 milioni di Euro. Tenendo conto che si tratta di 7,53 ettari di vigna, direi che il ricavo non è malaccio.

Un prezzo incredibile anche per la Borgogna, che fa quasi impallidire quello pagato appena tre anni fa dal suo nuovo vicino di vigna e, da sempre rivale, Bernard Arnault di LVMH che per il confinante Clos des Lambrays (un quasi monopole di 8,66 ettari) ha sborsato la modica cifra di 101 milioni di Euro.

Insomma, quale che sia la ruota cui volete puntare, fatevi affiancare da un professionista per evitare di lanciarsi in potenziali imprese che potrebbero rivelarsi non solo fallimentari dal punto di vista economico ma anche da quello gustativo.

L’abbinamento consigliato di oggi è :

Langhe Nebbiolo Sperss 1993 Gaja

My way – Frank Sinatra (1969)

what else…

vino sperss gaja         my way frank sinatra

A presto

Maurizio Marchisio

Da circa vent’anni frequento quotidianamente Il mondo del Food & Beverage anche sotto forma di lavoro ed ogni volta che mangio, bevo, viaggio o cucino diventa automatico confrontare, curiosare, sperimentare, perchè è più forte di me provare ad immettere nel caos ordinato che alberga nella mia testa l’infinità di stimoli cognitivi e culturali che mi fornisce questo variegato ed incoerente mondo enogastronomico.

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